Il giardino islamico

by danielaterrile

Un tema affascinante quanto difficile, risolto sia attraverso la documentazione ottenuta con visite mirate nei più lontani paesi, sia con la rilettura dei resoconti nei quali i viaggiatori del passato hanno illustrato le suggestioni e l’originalità di giardini che non avevano pari in Occidente. A questi giardini si deve la diffusione in Europa di numerose specie vegetali che vanno dal limone all’arancio, dal tulipano al gelsomino.
Il volume costituisce la prima monografia sul giardino islamico di un autore italiano. Un tema affascinante quanto difficile risolto sia attraverso la documentazione ottenuta con visite mirate nei più lontani paesi, che con la rilettura dei resoconti dovuti ai viaggiatori del passato, e illustranti le suggestioni e l’originalità di giardini che non avevano pari in Occidente. Giardini appartenenti a un universo vastissimo che andava dalla Spagna all’India, passando per l’Africa del Nord, la Siria, l’Uzbekistan, e il Pakistan, e che trovavano una matrice comune nelle forme del persiano cahârbâgh, il giardino quadripartito attraversato da canali e recinto da mura che evocava il paradiso mussulmano. Solo nella Turchia ottomana si lasciò spazio a soluzioni più paesaggistiche che anticiparono quelle del giardino all’inglese. A questi giardini dobbiamo la diffusione in Europa di numerose specie vegetali che vanno dal limone all’arancio, dal tulipano al gelsomino. Accompagnano il testo iniziale un’antologia di antichi documenti con le pagine sui giardini della Sicilia islamica dovute a Brunella Lorenzi, e quelle sulla diffusione e fortuna del giardino persiano redatte da Nausikaa Mandana Rahmati con un abaco alfabetico dei giardini islamici e un glossario delle dinastie che regnarono nei paesi musulmani.

FONTI BIBLIOGRAFICHE
BIBLIOGRAFIA DAL XX SECOLO

Luigi Zangheri, è presidente del Comité international des jardins historiques et paysages culturels ICOMOS-IFLA e docente di Storia del giardino e del paesaggio e di Restauro dei parchi e giardini storici alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze. Segretario generale dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Come architetto si è occupato del progetto di conservazione delle fabbriche e dei manufatti nel parco Demidoff a Pratolino per conto dell’Amministrazione Provinciale di Firenze nel 1985; ha avuto il coordinamento del progetto per l’adeguamento normativo e funzionale del Museo dell’Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, committente l’Opera di S. Maria del Fiore nel 1998-99; ha collaborato al progetto di restauro del Chiostro di Santa Chiara a Napoli per conto della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Napoli nel 1999-2004. è autore di più di 180 pubblicazioni di storia dell’architettura, di storia del giardino e del paesaggio, e sul tema del restauro negli edifici monumentali

Brunella Lorenzi, laureata in architettura con una tesi su Santi di Tito, è iscritta al Master in Paesaggistica dell’Università di Firenze. Si occupa della progettazione di giardini. Recentemente, ha realizzato Il prato infinito per la rassegna I giardini dell’Illusione alla Fortezza da Basso di Firenze e in gruppo, i seguenti giardini: Babel al XIII Festival International des Jardins a Chaumont sur-Loire, Rosa, è una rosa, una rosa… a Villa Le Corti, San Casciano V.P; Effetto Notte all’interno del SET alla Fortezza da Basso di Firenze.

Nausikaa Mandana Rahmati, di padre iraniano e di madre italiana, ha vissuto 10 anni in Iran per poi trasferirsi con la famiglia in Italia, dove si è laureata in Architettura all’Università di Firenze con la tesi “Giardino persiano e giardino islamico. Genesi, archetipo e sua evoluzione”. Negli anni 2003-2004 ha effettuato un tirocinio formativo presso la Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico per le province di Firenze, Pistoia e Prato. Attualmente esercita la professione di architetto, con lavori di progettazione d’interni e architettura del giardino.

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