le città invisibili ….. ed il CAD

by danielaterrile

un caro amico, siccome in questa stagione viene buio presto e nei giorni di festa si smettono per tempo i mestieri dell’olivocultore, aggrappandosi ad una stufa a legna ha trovato l’ispirazione per scrivere un articolo (un’anteprima in allegato) che ho pubblicato su DOMUS WEB
grazie GC
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Se l’arte è un’attività creativa volta a realizzare una “cosa” unica e irripetibile, frutto di un’idea originale e destinata a stare nel mondo con un’autonoma, riconoscibile identità fondamentalmente svincolata dal suo autore quanto dal suo destinatario, l’urbanistica è certamente un’arte, straordinariamente complessa e potente.
Una città non è un oggetto di consumo, ad essa non si chiede affatto la soddisfazione di un bisogno immediato e neppure la rispondenza ad un qualche cliché, ma appunto la capacità di rispondere ad una domanda. Provando ad allargarsi un poco dall’enigmatico assioma di Marco Polo, potremmo dire che essa sia anzitutto il luogo in cui le domande possono esprimersi e quindi intrecciarsi con le domande di altri, ibridarsi, definirsi, sfumarsi, rinforzarsi e in questo divenire sedimentare una qualche risposta che appaia sensata o almeno meritevole di giocare su di essa la propria vita. Questo perché l’urbanistica è un’arte che ha a che fare con la vita delle persone, crea gli spazi in cui la vita nella sua dimensione più autentica e pertanto eternamente sfuggente può avere luogo, traccia gli incroci dove le esperienze dei singoli si connettono anche per un solo istante a quelle degli altri.
In verità, Una cosa analoga può dirsi della letteratura ed è forse per questo che a Calvino il giudizio deve essere apparso così netto. L’arte dello scrivere non è certo data dalla capacità di comunicare informazioni e neppure metafore del proprio quotidiano, bensì da quella di creare una realtà addizionale e catalizzatrice, in grado di intercettare i percorsi profondi dell’esistenza e di generarne di nuovi. Cercando di piegare in qualche modo lo spazio, e quindi il tempo in cui la nostra vita si dipana.
Un urbanista assomiglia molto di più ad un poeta che ad un geometra o ad un ingegnere, così come un poeta assomiglia molto di più ad un urbanista che ad un biografo o ad un cronista. Entrambi lavorano sulla stessa materia, entrambi sono di fronte agli stessi fantasmi.
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foto in allegato di Barbara Gozzi

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