FUTURISMO E ARCHITETTURA

by danielaterrile

A cura di: Carlo Cresti
Editore: Angelo Pontecorboli
Formato: 20×20 cm
Pagine: 140
Illustrato
Anno: 2009
Codice ISBN: 978-88-88461-78-6
Prezzo (di copertina): 18,00 Euro

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Nel calendario delle ricorrenze centenarie è stabilito che al 2009 spetta il ruolo, per destinazione, di anno celebrativo della fondazione del Futurismo. È pertanto prevedibile l’ondata di enfatiche manifestazioni ufficiali e di esaltati furori commemorativi, di presumibile intensità, dilagante per tutta l’Italia. All’uopo sono già in attività i comitati, nazionali e locali, di esperti che presiederanno l’organizzazione di mostre, mostricine, convegni, tavole rotonde, conferenze, special televisivi, mini-festival, etc.

Prima che questi esperti, anziani o novelli e anche occasionali, litigiosi fra loro, rispolverino in monumentali pubblicazioni, con superlative incensature, con esagerazioni encomiastiche, il mito dell’unico movimento avanguardistico nostrano, e ripropongano il Futurismo, e la minoranza intellettuale dei futuristi, con eccessi favoleggianti, è forse opportuno rammentare, pur sinteticamente, la cronologia degli accadimenti di marca futurista, ossia ripercorrerne la breve storia affidandosi alla realtà per evitare le insidie dei miti e delle idolatrie.

Il 20 febbraio 1909 appariva sul quotidiano parigino Le Figaro, il Manifeste du Futurisme, firmato da Filippo Tommaso Marinetti e datato 11 febbraio, per farlo propiziatoriamente coincidere col giorno natale dell’autore. Sennonché la prima stesura del testo dal titolo La fondation du Futurisme et son minifeste risaliva al novembre 1908 e, come si apprende dalla recente (2002) Bibliografia marinettiana redatta da Domenico Cammarota, la edizione di Parigi del 20 febbraio «non è la prima pubblicazione del testo, ma, allo stato attuale delle ricerche, almeno l’undicesima, preceduta da: una versione senza prologo su due volantini diversi; la versione originale (editio princeps) apparsa sulla Gazzetta dell’Emilia di Bologna del 5 febbraio 1909; la versione condensata su Il Pungolo di Napoli del 6 febbraio 1909; la versione originale sulla Gazzetta di Mantova del 9 febbraio 1909 e su L’Arena di Verona del 9-10 febbraio 1909; la versione condensata su Il Piccolo della Sera di Trieste del 10 febbraio 1909; integrale sulla Tavola Rotonda di Napoli n. 6 del 14 febbraio 1909; condensata su Il Giorno di Napoli del 16 febbraio 1909 (a cura di Daniele Oberto Marrana); integrale sul n. 1 della rumena Democratia di Cracovia del 16-19 febbraio 1909 (a cura di Minail Dràganescu)».

È assai probabile che, visto lo scarso riscontro, in termini di ‘rumore’ suscitato dal manifesto futurista in ambito italiano, Marinetti abbia deciso di allargarne e assicurarne la diffusione rivolgendosi ad una cassa di risonanza, quella parigina, certamente più prestigiosa e altresì caratterizzata dalla circolazione ‘internazionale’ di idee.
Ma nonostante il battesimo francese, il Futurismo non ebbe successo in ambiente transalpino, tanto è vero che la nota redazionale de Le Figaro, messa a presentazione del testo di Marinetti, avvertiva che il manifesto futurista si configurava come uno degli aspetti della letteratura francese di quegli anni, ricollegandosi di fatto ai ‘movimenti’, pure francesi, che lo avevano preceduto.
Il manifesto futurista non nasceva dunque per generazione spontanea, non era frutto di assoluta novità, bensì affondava le proprie origini nell’humus culturale immediatamente antecedente, risultava cioè ampiamente debitore, come ha dimostrato Bruno Romani nel suo saggio Dal Simbolismo al Futurismo (edito nel dicembre 1976), di idee e opinioni già esternate da Jean Moréas nel Manifeste simboliste (pubblicato su lo stesso Le Figaro il 18 settembre 1886), da Saint-George de Bouhélier nel Manifeste du Naturisme (1897), da Fernand Gregh nel Manifeste de l’humanisme (1902), e inoltre da Emile Verhaeren, da Charles Dulait, da Jules Romains, da Charles Morice, da Hugues Rebell, da Paul Adam, da George Sorel, da Alfred Jarry, da Jean Royère, da Maxime Du Camp, e Charles-Louis Philippe.
Vi si possono anche riconoscere echi del «vivere pericolosamente» predicato da Nietzsche, e riscontrarvi il disinvolto plagio o gli abbondanti imprestiti di asserzioni contenute nel libro di Mario Morasso La nuova arma (la macchina).
Le affermazioni di Marinetti «che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità» e che «un automobile ruggente che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia» non erano altro che il derivato del saccheggio di quanto aveva scritto Morasso nel 1905 a proposito dell’estetica della velocità, quando constatando che «il bisogno di correre sempre più velocemente ha acquistato la preponderanza su ogni altro e il suo appagamento forma una delle nostre maggiori soddisfazioni», e osservando «la bella e maestosa furia metallica, avvolta dentro una nube di polvere, retta dalla mano dell’uomo in tale corsa delirante che pare una caduta dentro l’abisso» esclamava che «questo è bello, è veramente bello perché dimostra talune delle armonie supreme e delle energie insigni di cui si compone e si illustra la vita moderna», e dichiarava inoltre che «non è irriverente il paragone» fra il «ferreo mostro quando scuote e scalpita per il battito concitato del motore» e «l’alata e decapitata Vittoria di Samotracia […] che ha nelle pieghe della sua veste racchiuso il vento».

INDICE
5 – Carlo Cresti, Futurismo e architettura
19 – Messaggio firmato da Antonio Sant’Elia
27 – Manifesto dell’architettura futurista firmato da Antonio Sant’Elia
31 – Antologia critica riguardante l’opera di Antonio Sant’Elia
46 – Carlo Cresti, Note a margine dell’antologia critica riguardante l’opera di Antonio Sant’Elia
49 – Carlo Cresti, Sulle origini del gap architettonico
91 – Giovanni Bernasconi, Rilettura di Mario Chiattone
101 – Carlo Cresti, Contributo per una revisione critica dell’opera di Mario Chiattone
131 – Carlo Cresti, Intorno a due disegni quasi sconosciuti di Antonio Sant’Elia

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