A tutto c’è un limite

by danielaterrile

Il Manifesto alla guerra di Persia

Pontificano da quarant’anni su quel che dovrebbero fare i comunisti e la sinistra, con l’unico risultato di aver contribuito all’attuale campo di rovine. A volte criticano il bipolarismo, ma sempre l’accettano ritagliandosi un angolino in cui sopravvivere.
Negano il ruolo delle resistenze popolari all’imperialismo. Si esaltano per Obama, enfatizzando i sui discorsi ed occultando le sue guerre.
Ce ne sarebbe abbastanza. Ma ora, con la loro partecipazione alla campagna di demonizzazione dell’Iran, hanno davvero passato il segno.

Il Manifesto è completamente schierato con la propaganda occidentale. Nei suoi articoli non c’è il minimo spazio per l’altra parte – i due terzi dell’Iran – né c’è posto per il minimo dubbio.
Nei suoi articoli non c’è traccia delle mire occidentali, né di quelle sioniste, e neppure degli interessi rappresentati dal clan mafioso che fa capo a Rafsanjani. C’è solo il comodo chiaroscuro di manifestazioni di “giovani e donne” contrapposte ad un cupo regime clericale.

Avevano iniziato nel 2005, in perfetta sintonia con il resto del circo mediatico, chiamando “antisemitismo” l’antisionismo di Ahmadinejad. Ma ora si assumono una responsabilità ancora più grande, avallando una campagna che prepara la guerra.
Per il Manifesto Ahmadinejad è un dittatore, mentre le elezioni sono state certamente falsate da brogli colossali orditi dal regime degli Ayatollah. Che a quel regime siano più interni Rafsanjani e Moussavi, piuttosto che Ahmadinejad, al Manifesto non interessa proprio. Magicamente, controllando un apparato che non controlla, Ahmadinejad avrebbe fatto apparire dal nulla almeno 11 milioni di voti.
E milioni sarebbero i manifestanti. Come quelli del PD nell’ottobre 2008, viene da chiedersi?

All’occidente piace la democrazia dove vincono gli amici. Se invece perdono si urla ai brogli. Ci dimentichiamo del Venezuela? E che dire delle elezioni in Palestina, dove si è bellamente deciso di riconoscere come legittimo il governo Quisling di chi era stato sconfitto?
Ricordare tutto ciò al Manifesto è evidentemente tempo perso.
Ma qui è in gioco la sovranità e l’integrità di un paese. Anche se al Manifesto sembrano non saperlo è in ballo una guerra.

E allora, a chi esibisce come un’icona la foto un po’ troppo perfetta di una giovane manifestante uccisa, ci permettiamo di ricordare le “fosse comuni di Timisoara” costruite con la riesumazione di cadaveri che lì giacevano da tempo, l’inesistente pulizia etnica del Kosovo, le fantasmagoriche armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein, la leggenda del “cormorano incatramato” costruita dalla Cnn per mostrare un Iraq pronto ad inquinare il mondo intero pur di non arrendersi. E potremmo continuare.

Ma al Manifesto non guardano al passato. Loro sono immersi nel presente. Le guerre americane non sono più cattive come ai tempi di Bush, la cui principale colpa – viene da pensare – era per costoro la sintonia con Berlusconi. Le guerre americane di oggi sono buone. E se i droni di Obama fanno quasi cento morti al colpo tra i civili afghani o pachistani poche righe nelle pagine interne sono più che sufficienti.
Questo sì che è giornalismo! E di sinistra!

A tutto c’è un limite. E quelli del Manifesto l’hanno superato. Lasciamoli al loro destino. Politicamente sono morti, ma possono ancora fare dei danni.
C’è solo una piccola azione di igiene politica e mentale da compiere: smettere di comprargli il giornale. Hanno Obama e la sinistra sionista dalla loro e non hanno dunque bisogno degli antimperialisti. Ma quel che è certo è che gli antimperialisti e chi si sostiene le lotte ed i diritti dei popoli non hanno bisogno di loro.

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