Fabrizio Casapietra
Dopo la pausa natalizia, Genovainedita riprende i suoi appuntamenti settimanali.
Fabrizio Casapietra, genovese classe 1965, leggerà le sue poesie inedite, introdotto dal poeta Gianni Priano
Lureato in lettere moderne con una tesi in letteratura Latina su Plinio il Vecchio (su “Il libro XI della ‘Historia naturalis”), a Genova, Casapietra
nel tempo libero scrive, in tutte le salse, ogni sorta di poesie e suona la chitarra, cantando e componendo canzoni da cantautore, fin da quando aveva 14 anni. Come poeta si ispira a Garcia Lorca, Neruda, Luzi e, a volte, a poeti di neoavanguardia come Valerio Magrelli.
“Questi sono fra i miei poeti preferiti – afferma Fabrizio – insieme a Prévert, Goethe, Holderlin, Jimenez, Evtushenko, A.Onofri, A.Paz, A.Raboni, Hikmet. Ho scrittoanche racconti e romanzi, che sono stati apprezzati da alcuni ordinari di letteratura italiana, Storia contemporanea e materie filosofiche, fra cui A. Gibelli e E.Testa”.
La casa editrice Einaudi ha valutato positivamente la verve fantasiosa di alcuni suoi racconti, e il senso di dramma esistenziale che permea, fra misticismo, sogni tecno-fantasy, e incubi realizzati, l’uomo contemporaneo.
Autori come Guccini e De André influenzano le canzoni che Fabrizio interpreta: una (”Tram desiderante”) con il testo di Gianni Priano, noto poeta genovese, che propone una visione ‘controcorrente’, iconoclasta ma non troppo, ma certo poliedrica, della Genova dei giovani, degli uomini ‘maturi’ e ‘immaturi’, ma anche delle tradizioni e delle innovazioni che, a volte, a Genova sono fuse le une con le altre. Anche l’altra canzone, “Sera casuale”, parla di Genova: dei vicoli, non della malinconia che nasce da un’incapacità di vedere la vitalità e le possibilità di esperienze maturabili così come ‘masticabili’, dal senso di estraneazione e distanza che nasce dalla diversità fra generazioni, caratteri, etnie, abitudini psicosociali concepite come non sradicabili neanche limitatamente, dalla paura, assai prosaica quanto concreta, di non avere i mezzi materiali volgari per vivere e, addirittura, crescere e realizzarsi come persone ‘urbano-tecno-tribali’ al di là della derelizione disperata dell’ebreo errante’.
Ancora sul rapporto fra poesia e musica: la musica è stata fra le sue prime ed uniche muse ispiratrici, considerando che l’amore che ne ispirava banalmente molte è stato sempre un fuggevole fantasma non condiviso, per quanto travestito da segni poetici delicati o voraci.
Le atmosfere dei grandi della musica classica, fra cui l’Autore annovera (oltre a Beethoven, Mozart, Brahms e Ciaikovskij, anche i Pink Floyd, gli Yes, i Renaissance, P.Gabriel e Hackett da soli e i vecchi Genesis settanteschi sono stati e tutt’ora sono spesso la sua compagnia umana e poetica del cuore,
“il mio orizzonte di interiorità più ‘beatificante’, che ho sempre, e tutt’ora percepisco, come un tutt’uno intramontabile del ‘divino in me’, capace di sostituire un minimo la mancanza obbligante di lavori retribuiti dignitosamente con cui realizzare i miei desideri estetico-vitali, e contribuire alla mia ’sopravvivenza emotiva’, insieme ai poeti e ai grandi narratori come Proust , Mann e D.H.Lawrence”.
Fra le poesie che Casapietra leggerà a Genovainedita, ‘Lettera ad un umile fiore’, (una finta lettera in cui il personaggio poetico confida ad un’amica la sua speranza in un mondo più sensibile ai problemi del mondo anche dei ‘lontani’ , come condizione e geografia, e il suo disprezzo per l’indifferenza, fondata su un falso benessere, che avvolge ogni essere umano); “Canzone per un cuore simile”; “Cose” (sul rapporto fra uomini e oggetti di un ambiente domestico); “Amo avi” (gag avanguardista sulla mancanza di eroismo nell’età contemporanea), e molte altre.
COSE
1
Agguati di cose:
Cose spaventate, sgattaiolanti
Un tempo stelle filanti-
Cose coraggiose,
vispi oltraggi nei
Paraggi, fra
Suoni di clacson e frigidi auspici
Televisivi di capi distinti
E distratti, su cui cade
L’inchiostro del pacifico, ambiguo
dissenso popolare: le mie vecchie
cose claudicanti, bastoni di ciechi
con una biscia in bocca per vita
a cui avvitare
un’attesa qualsiasi: cose senza rimorsi
dal fondo del passato, rilassate
sul pavimento, mi dormono
vicine, fanno
un cenno:
sparpagliate, le raccolgo:
o forse loro
raccolgono me, in un istante
senza concentrazione.
2
Tremebondi sfondi
Di cose nei quadri,
lascivi colori che scivolano
inguantati, lacerti
incerti, cappelli amici,
cordiali orologi, sagge
sedie, che rispondono
solo a comando, cedevoli
e fidate cose come
amici trascurati, musiche
cose che date senza
chiedere in cambio
che la vostra sonnambula
durata: cose senza
bisogni, cose di
pace, fierezza dell’uomo che
produce
chi non parla e non distrugge,
chi, spezzato,
non rugge e non fugge;
cose del mare della
continuità, della nascosta
comunità.
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