PREMIO TERNA 02

Posted in l'uso delle parole on November 20, 2009 by danielaterrile

“Difendere l’arte? No, costringerla all’attacco”
Gli operatori del settore si incontrano

mercoledì 18 novembre 2009, ore 19.00

TRIENNALE DI MILANO
Salone d’Onore
Via Alemagna 6, Milano

Quinto e ultimo appuntamento del ciclo di incontri sull’arte contemporanea promosso dal Premio Terna 02. L’obiettivo è aiutare i giovani artisti a costruire il proprio percorso professionale e avvicinare il pubblico a comprendere le dinamiche del mondo dell’arte

Milano, 18 novembre 2009 – Che strumenti ha un artista esordiente per costruire la propria carriera? Quali sono le dinamiche del mercato dell’arte? Qual è il rapporto tra pubblico e privato? Che ruolo hanno oggi le Gallerie? E i collezionisti?

Sono queste alcune delle domande alle quali si cercherà di dare una risposta nel corso del ciclo di appuntamenti “Difendere l’arte? No, costringerla all’attacco. Gli operatori del settore si incontrano” promosso dal Premio Terna 02 in collaborazione con alcune tra le più importanti Gallerie di ricerca in Italia che compongono il Comitato Galleristi del PT02.

Il Comitato, nato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea presieduta da Massimo Di Carlo, è una novità di questa edizione del Premio E’ coordinato da Francesco Cascino, art consultant, e composto da Marina Covi Celli, della Galleria Oredaria arti contemporanee (Roma), Paolo Curti, Galleria Curti e Gambuzzi (Milano), Alberto Peola, Galleria Alberto Peola (Torino), Hélène de Franchis, Studio La Città (Verona), Laura Trisorio, della Galleria Studio Trisorio (Napoli). Il Comitato, nato con l’obiettivo di promuovere un dialogo ancora più costruttivo tra gli artisti e il mercato, nell’ambito del Premio Terna 02 ha assegnato due premi speciali: all’artista Mauro Folci, 50 anni di L’Aquila, per l’opera “Noia” (categoria Megawatt) e a Giulio Delvè, 26 anni di Napoli, per l’opera “Brainstorm” (categoria Gigawatt).

Dopo gli appuntamenti di Roma il 17 settembre, Verona il 20 settembre, Napoli il 27 ottobre e Torino il 7 novembre, il ciclo si conclude mercoledì 18 novembre 2009, alle ore 19.00 presso la Triennale di Milano con l’incontro organizzato in collaborazione con Paolo Curti della Galleria “Curti e Gambuzzi di Milano.

Il dibattito è dedicato al tema: “Milano: capitale della cultura o cultura del capitale?” e mira ad analizzare la centralità che Milano ha in molte discipline creative, come il design, la moda, l’arte e, nello specifico, come l’artista interagisce con una città così complessa e composita.

Interverranno Paolo Curti, Galleria “Curti e Gambuzzi” di Milano; Gianluca Marziani, Curatore del Premio Terna 02; Claudio Palmigiano, Consigliere di ACACIA, Associazione Amici Arte Contemporanea; Davide Rampello, Presidente della Triennale di Milano; Antonio Riello, artista; Massimo Zanello, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia. Coordina l’incontro Francesco Cascino, art consultant e responsabile del Comitato Galleristi del Premio Terna 02.

Il ciclo di appuntamenti, in linea con la vocazione del Premio Terna 02 di sostenere gli artisti e l’arte contemporanea, ha l’obiettivo di approfondire alcuni temi di interesse del mondo dell’arte, con particolare attenzione agli artisti, ai collezionisti, alle Gallerie e ai rapporti fra Istituzioni e aziende.

Gli incontri, inoltre, vogliono porre all’attenzione del pubblico il ruolo strategico delle Gallerie nel mercato dell’arte così come le dinamiche del collezionismo, profondamente mutate nel corso degli anni e si propongono anche di affrontare il complesso e discusso tema del ruolo del Privato nel settore dell’arte.

Nel corso di ciascuna giornata è approfondito un tema specifico al quale diversi rappresentanti del settore (galleristi, artisti, collezionisti, rappresentanti istituzionali e della politica, curatori museali e indipendenti, Fondazioni) sono chiamati ad esporre le loro opinioni e le loro proposte.

Il Premio Terna conferma così la propria vocazione di contribuire alla promozione degli artisti già affermati e di quelli emergenti e dell’arte contemporanea, coniugando ricerca e competizione, trasmissione di valori e di idee, iniziativa pubblica e privata.

www.premioterna.com

Poetry Nocturne: “Doel, My Dying Child”

Posted in la voce dei poeti on November 9, 2009 by danielaterrile

logo_nieuwsbrief-groeneachtergrondPoetry Nocturne: “Doel, My Dying Child”
Frank De Vos (village poet 2009-2011), Martin Carrette, Patricia De Landtsheer and Willem Persoon, together with guest poets Bert Bevers en Mark Meekers (village poet 2007-2009), will bring a lyrical lamentation of the fate of Doel, the threatened polder village.

What about the (non)sense of governmental decisions and political lies? Tony Rombouts will elaborate on these questions.

Musical intermezzos by cellist Dirk Strybol.

Tuesday 10 November, 19:30 – 20:15
Orange room, second floor

elogio alla zanzara

Posted in l'uso delle parole on October 8, 2009 by danielaterrile

Non credevo che la zanzara, insetto considerato inutile e fastidioso, tra l’altro capace di individuarmi ovunque anche in mezzo ad un gruppo di persone per pungermi ripetutamente, mi potesse apparire almeno per una volta simpatica, addirittura rispettabile per una certa forma di onestà e coerenza, che, di questi tempi, non sono doti da poco.

Mi é accaduto di recente a Milano, anzi Milano 2, un quartiere, che si dice abbia fatto la fortuna di un discusso e famoso personaggio, un insediamento residenziale con strade sinuose, alberi, prati all’inglese, palazzi di un colore marroncino, un mega-condominio con tanto di lago ed acqua colorata di verde, spruzzi d’acqua e cigni.

Arrivato lì con la mia auto “low-cost” fabbricata in Romania, ebbi subito l’impressione di essere osservato con qualche diffidenza da persone e telecamere: ovviamente non ero adeguato tra tante vetture scure, lussuose, aziendali, da business e, già nel parcheggiare, mi sentivo un po’ clandestino.

Su sentieri sopraelevati persone si muovevano in bicicletta (forse badanti, “tate”, domestici ?) Sbarre si alzavano ed abbassavano dando accesso a parcheggi sotterranei.

Il laghetto aveva un aspetto scenografico con cigni bianchi e neri, ma, intorno, c’erano solo palazzi.

Subito mi vennero incontro delle zanzare, a fare gli onori di casa.

L’albergo era elegante e originale, un’esercitazione di architettura con pensiline, legni, metalli, finestre con vista sul verde, un senso di casa giapponese.

Nella camera, le cui finestre si affacciavano sul laghetto, notai subito un cartello con vistoso cerchio rosso ed al centro il disegno di una zanzara: avviso di zanzare, si raccomanda di tenere chiuse le finestre e di usare l’aria condizionata.

E pensare che per valorizzare quel suo lussuoso insediamento urbanistico, il famoso affarista era riuscito addirittura a far deviare le rotte degli aerei del vicino aeroporto …

Ma le zanzare no! Dopo tanti anni non era riuscito a corromperle, a dirottarle altrove, verso qualche quartiere popolare!

Finalmente capii che la zanzara è tutta di un pezzo, non si lascia comprare e, soprattutto, non fa distinzioni tra quartieri ricchi e poveri.

Mi ha ronzato vicino tutta la notte in quella lussuosa camera d’albergo, eppure – non so perché – stavolta non mi ha dato tanto fastidio …

Saluti

Sergio

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“Ma l’amore mio non muore”

Posted in l'uso delle parole on October 6, 2009 by danielaterrile

image003“Ma l’amore mio non muore”

Concerto-spettacolo di Daniele Sepe

In tour dal 1 ottobre 2009

Si chiama “Ma l’amore mio non muore” il concerto-spettacolo che Daniele Sepe propone quest’anno per la stagione invernale. Uno spettacolo dedicato alla rilettura di un decennio, gli anni ‘70, che il nostro musicista ha vissuto in prima persona sia musicalmente che politicamente (il primo disco “Tammurriata dell’Alfa Sud” del Gruppo Operaio ‘E Zezi è del 1975, viene registrato da Sepe a soli 15 anni) e che viene ripercorso attraverso le musiche straordinarie di quei tempi. Da Zappa a Jarrett, dagli Area ai Napoli Centrale, dagli Steley Dan ai Clash, ma anche dalle musiche di Victor Jara o Ivan Della Mea fino a (da non credere….) Claudio Baglioni.

Non solo musica però, con la lettura di testi, recensioni, articoli di riviste dell’epoca, con l’intento di far rivivere un po dell’odore spesso acre dei lacrimogeni di quegli anni e spiegare ai più giovani cosa sono stati. Uno spettacolo non celebrativo, anzi, ironico e spesso dolce/amaro come Sepe ci ha abituati in questi anni.

Con: Auli Kokko, straordinaria cantante svedese con Sepe da molti anni, ma anche insospettabile voce solista dei Planet Funk e attrice con Peppe Barra.

Piero De Asmundis, pianista, tastierista e compositore, autore di colonne sonore e collaboratore tra gli altri di Lepoldo Mastelloni, Marco Zurzolo e Antonio Onorato.

Franco Giacoia, chitarrista gia collaboratore di Edoardo Bennato, Audio 2, Eduardo De Crescenzo, Roberto Vecchioni, Franco Battiato.

Gigi De Rienzo, bassista e produttore ben conosciuto, collaboratore da Musica Nova a James Senese, da Pino Daniele a Irene Grandi e tantissimi altri.

Lello Di Fenza, batterista e percussionista, collaboratore di diverse orchestre sinfoniche e del Maestro Roberto De Simone.

AUTORI CONTEMPORANEI POESIA

Posted in l'uso delle parole on October 6, 2009 by danielaterrile

Versi e rime sulle cime di Gaetano Gulisano
Pag. 103 – euro 10 – ISBN 978-88-7606-228-5
Sono emozioni che si scatenano, sono sentimenti che prorompono non più trattenuti, è un entusiasmo che arriva improvviso, ma duraturo, tanto che ancor oggi è rimasto inalterato. Le escursioni sui sentieri, le discese con gli sci, le soste nell’ora del tramonto quando le rocce si tingono di striature rosate diventano parte della sua vita, lo stimolano, gli fanno nascere idee, quasi gli impongono di essere celebrate e lui acconsente volentieri, mettendo in versi le emozioni e le sensazioni, arrivando a scrivere con una serie di racconti come è avvenuto questo incontro che ripete continuamente appena possibile. (Dall’introduzione di Renzo Montagnoli)

Luna Nuova 21.01.2008 di Pier Attinio Forlano
Pag. 203 – euro 18 – ISBN 978 -88 -7606 – 232 – 2
Le composizioni di questa raccolta sono state redatte soprattutto dal 2007 al 2009 a Pretoria e Canberra, tranne i racconti brevi, rielaborati da scritti molto precedenti. Non ho mai coltivato una vera passione per la poesia, è accaduto semplicemente l’opposto, cioè la poesia ha improvvisamente cominciato a sgorgare e a prendere il sopravvento dal di dentro. […] Considero molte poesie come il risultato di questa collezione di istinti, farfugliamenti inconsci, associazioni di parole buffe, storielle agrodolci e immagini di quel tipo di sublime che si fatica a percepire come possibile in un quotidiano banale e perfettibile.

Attraversamenti verticali di Cristina Bove
Pag. 110 – euro 10 – ISBN 978 – 88 – 7606 – 238 – 4
Già nel titolo, Attraversamenti verticali, c’è la volontà di pervenire a una scrittura meno corrente e comunque emblematica di un pensiero che va a cogliere ogni aspetto della società e dell’animo umano. […] La creatività così si armonizza bene con il concetto e il sentimento, la sensazione ha l’innegabile vantaggio della traslazione immediata all’animo del lettore. […] Questo insieme di stile consueto e di esperimento innovativo appare bene amalgamato e tale da accontentare sia chi già conosce l’autrice per il suo verseggiare sciolto e armonico, sia per chi cerca nuovi percorsi espressivi, che sono un segno di vitalità e di perpetuo rinnovamento in un autore che ha ancora da dire molto. (dalla prefazione di Renzo Montagnoli)

UNA TERRIBILE EREDITÀ

Posted in l'uso delle parole on October 6, 2009 by danielaterrile

Gordiano Lupi
mailR O M A N Z O

Collana Walkie Talkie // diretta da Luigi Bernardi //
Perdisa Pop // euro 12,00 // pagine 128 //
Isbn 978 88 8372 376 6 //

Un soldato cubano in Angola vive un incubo di cinque anni che lo porterà a conoscere orrore su orrore, fino all’esperienza indicibile del cannibalismo. Da reduce, quel ricordo diventerà per lui insopportabile, un peso destinato a trasformarsi in brama di carne. Metodico come il più inumano degli assassini, sceglierà allora le strade povere dell’Avana per dare la caccia alle sue vittime innocenti.

Creando un affascinante connubio di horror e reportage, Gordiano Lupi torna a Cuba per raccontare una parabola che afferra allo stomaco, una storia cupa sull’ossessione del male e, insieme, un viaggio impietoso in una terra che resta ancora da scoprire.
L’esplorazione della cultura di un popolo s’intreccia alle trame spietate di una guerra condotta in modo barbaro fino all’inverosimile. Il punto di partenza è infatti l’Angola, dove i soldati cubani sono costretti a vivere un tormento assurdo e privo di logica, nel cuore di un’Africa selvaggia, tra mangiatori di scimmie, ritualità macabre e violenza efferata. A vivere l’incubo è un cittadino comune, con una moglie incinta che lo attende all’Avana e, come sorte, un percorso senza ritorno nella follia.

Asciutto, teso e lucido, il romanzo procede con ritmo inflessibile per concentrarsi sul ritorno a casa del reduce, dove la spersonalizzazione operata dalla guerra e dalle crudeltà di un regime segneranno le ultime tappe del suo destino. Rimasto vedovo, l’uomo si ciberà di innocenza, paradossalmente senza smettere la propria sensibilità, l’amore per il figlio, né il senso di colpa. Così la storia si fa emblematica, disegnando scenari in cui il macabro s’allea con la realtà, la pena con la follia, l’amore con la morte.

Da uno tra maggiori conoscitori italiani della cultura cubana, un romanzo che senza dare un attimo di tregua evoca gli interrogativi più inquietanti sulla natura umana.

In libreria dal 23 settembre 2009.

manifestazione a Bruxelles

Posted in l'uso delle parole on October 5, 2009 by danielaterrile

Buon successo della manifestazione a Bruxelles per la libertà di stampa e d’informazione (2 ottobre 2009)

Come annunciato, si è svolta venerdì 2 ottobre 2009, al rond-point Schuman di Bruxelles, la manifestazione per la libertà di stampa e d’informazione, in appoggio alla manifestazione nazionale della FNSI e altri a Roma il 3 ottobre, e per reclamare un’Italia migliore di fronte a tutto quello che sta succedendo nel nostro paese, ogni giorno con maggiore gravità.

Per gridare “No al bavaglio!” e coscienti che l’informazione è libertà ed è un pilastro della democrazia, dalle 12 si sono riuniti, nel cuore delle istituzioni europee nella capitale belga e a due passi dal Centre de presse international, un numero crescente di Italiani: sia quelli organizzati in differenti entità politiche, sociali e culturali che hanno promosso l’iniziativa, sia tanti altri che volevano essere presenti per manifestare la rabbia, il dolore e la preoccupazione per le minacce e le azioni contro la libertà d’informazione e le censure e le autocensure, così come per gli attacchi alle libertà individuali, le leggi che criminalizzano i migranti e i “diversi”, le ronde, il precariato, la sempre minore credibilità internazionale delle nostre istituzioni, e anche i drastici tagli dei finanziamenti per gli emigrati, lo smantellamento della rete consolare…

Si sono trovati quindi tra Schuman e la rue de la Loi qualche centinaio di Italiani, e non solo (presenti anche alcuni compagni e amici belgi, spagnoli e portoghesi, per esempio), con in speciale evidenza lo striscione dell’ANPI Belgio – con il suo presidente, Ennio Odino – e le bandiere e insegne delle organizzazioni a Bruxelles e in Belgio della Federazione Comunista (PRC/SE e PdCI), del Partito Democratico, dell’Italia dei Valori, di Sinistra e Libertà e della CGIL; e una bandiera della pace, anche per ricordare l’opposizione alla guerra e a certe logiche militaristico patriottarde che hanno fatto spostare la manifestazione di due settimane. Molti i cartelli e le scritte tra il politico e l’ironico, che rappresentano perfettamente lo spirito e i contenuti della manifestazione: come “Anch’io sono un farabutto” e “In Europa siamo tutti farabutti”, ma anche un bellissimo “Io farabutto? A soreta!”; un altro, “Toglietegli il telecomando!”, o “Noi farsa, Berlusconi tragedia”, “Premio Nobel? Ma mi faccia il piacere!”, “Difendiamo la libertà di stampa!!! Ma che poi a parlare non siano sempre gli stessi: no al precariato a vita!!!”, “Sarei un farabutto, uno fuori dalla storia e dovrei andare a morire ammazzato? Sono onesto e non ho mai corrotto nessuno”, e lo sfogo di una ragazza in italiano e in inglese: “Sono un’italiana all’estero e sono stanca di dovermi vergognare del mio paese!”.

C’è stata poi una confraternizzazione e sostegno reciproco con un’altra manifestazione che si stava svolgendo nello stesso momento in rue de la Loi: quella dei Guineani che protestavano contro una dittatura feroce che nel loro paese ha ucciso oltre cento persone in uno stadio qualche giorno fa, nel quasi completo silenzio di quei “mezzi d’informazione del mondo libero occidentale”: anche questo ha qualcosa a che vedere con certe pratiche di censura o, peggio, di autocensura, anche da parte di chi oggi strepita per la “libertà di informazione” ma solo quando e come gli conviene.

La manifestazione è stata insomma un buon successo, sicuramente incoraggiante per continuare a fare delle cose ancora più unitarie e coinvolgenti, per i concittadini qui all’estero sia quelli organizzati in partiti e associazioni etc., sia chi comunque condivide il malessere politico e sociale di fronte alla situazione attuale e la necessità di fare qualcosa per avere finalmente un’Italia migliore, in tutti i sensi.

Informazioni, materiali e immagini della manifestazione a Bruxelles del 2 ottobre 2009
Sono disponibili sulle pagine web http://www.rifondazione.be/libertainformazione.html e

http://www.pcieuropa.org/fnsi.

Falsità, vanità, spudoratezza, vendicatività: ecco il ritratto del preteso intellettuale moderno

Posted in l'uso delle parole on October 5, 2009 by danielaterrile

di Francesco Lamendola – 01/10/2009
Terribilmente deprimente è lo spettacolo offerto dallo pseudo-intellettuale moderno, specialmente quando si esibisce senza alcun pudore nei salotti televisivi: sia egli un direttore di giornale che si è venduto smaccatamente ai suoi padroni del momento, un sedicente psicologo o sociologo da rivista di moda che snocciola banalità sentenziose ammiccando e strizzando gli occhi con ruffianesca complicità, o un borioso barone universitario imprestato agli studi Rai o Mediaset grazie ai maneggi di qualche influente protettore politico.
Quello che appare intollerabilmente deprimente, al di là del suo servilismo inverosimile e quasi autocaricaturale verso i signori che lo tengono sul proprio libro paga, e al di là della sua buffa e quasi altrettanto inverosimile, grottesca presunzione, tale da spingerlo a parlare come se davvero prendesse sul serio le penose insulsaggini che ammannisce al pubblico, è la sua ormai totale assuefazione alle proprie stesse menzogne, a quel mondo fittizio nel quale e del quale egli vive; quel viscido autocompiacimento che può nascere soltanto – un indagatore d’anime acuto come Nietzsche lo aveva compreso al volo, così come, prima di lui, Dostojevskij – da un intimo, radicato disprezzo di sé, che rende costui una autentica maschera tragica.
Così, sarebbe un errore girare semplicemente canale o scrollare le spalle, liquidando tale tipo psicologico come una specie di aborto antropologico, quasi uno scherzo della natura; perché la verità è che la totale mancanza di autostima rende il sedicente intellettuale un soggetto pericoloso e quasi demoniaco, una mina vagante che può arrecare danni gravissimi alla società: non tanto per le menzogne sistematiche in cui consiste la sua professione, ma per la rabbia disperata e feroce che egli alimenta in cuore contro se stesso, magari sotto le apparenze di una alterigia a tutta prova, e che cerca di scagliare addosso agli altri, ad ogni occasione e in ogni circostanza.
La sua psicologia è essenzialmente femminile, ma nei suoi aspetti peggiori: vanitosa, insincera, sfrontata e bramosa di vendetta: in breve, è un tipo essenzialmente isterico, come appare dalla frequenza con cui perde le staffe nel corso di un dibattito o di un contraddittorio – pur tenendo conto, e con piena ragione, che almeno una volta su due si tratta di sfuriate calcolate e decise a freddo, tanto per rafforzare il personaggio.
In effetti, egli è vanitoso perché ha bisogno di sentirsi sempre al centro dello spettacolo, come una primadonna; insincero, perché la sincerità richiede un minimo di onestà intellettuale, che egli costituzionalmente non possiede; sfrontato, perché, odiando se stesso, reagisce ostentando la propria maschera, nella folle speranza di fare colpo almeno sugli altri; e infine vendicativo, perché odia a morte tutti coloro che sa essergli superiori moralmente, culturalmente o spiritualmente: vale a dire, quasi tutti gli altri esseri umani.
Se avesse un minimo di dirittura e di dignità, cercherebbe di migliorarsi, di combattere i suoi lati detestabili; ma la sua posizione di nullafacente privilegiato, di nullità promossa al rango di personaggio pubblico; il fatto stesso di essere sul libro paga di qualche pezzo da novanta o di qualche istituzione prestigiosa: tutto ciò gli ha dato completamente alla testa, lo ha ubriacato in maniera permanente, e, come un drogato o come un ossesso, lo spinge a raddoppiare senza posa i suoi atteggiamenti sfrontati e cialtroni, le sue provocazioni, la sua arroganza impudente.
In fondo, anche in questo la sua psicologia è femminile; in qualche angolino del suo animo, egli spera di incontrare qualcuno che gli impartisca una sonora lezione: un vero uomo, fiero e indipendente, capace di andare in giro a testa alta perché sa di valere e non perché ha leccato gli stivali ai pezzi grossi, fino a raggiungere una posizione eminente. E questa parte segreta di lui lo spinge a raddoppiare continuamente la posta delle sue sfide, per vedere fino a che punto egli abbia a che fare con dei viscidi lacché del proprio stampo, o se per caso non esistano al mondo anche degli individui realmente virili.
In fondo, è un omosessuale passivo che non ha il coraggio di riconoscersi tale, e si sfoga in bizze isteriche e in narcisistici a solo, che in altre società non sarebbero tollerati, ma che l’estrema decadenza politica, culturale e morale del nostro Paese – che non si è mai ripreso dalla disfatta morale dell’8 settembre 1943, non avendo mai avuto il coraggio di fare i conti con la propria storia – gli consente di esistere e perfino di prosperare.
Del resto, la figura stessa dell’intellettuale è un prodotto degenere della modernità: uno scribacchino o un artistoide senza genio e senza talento, senza coraggio e senza onore, che si ubriaca di parole per mascherare la sua profonda ignoranza di tutto: del mondo, degli altri e di se stesso. Un prodotto di scarto della società capitalista, dalle immense ambizioni e dagli appetiti smisurati, che però non vale nulla e che sembra un Solone unicamente perché il potere ha bisogno di un ventriloquo che ne intoni le lodi e ne canti le magnificenze.
In Italia, nell’Italia repubblicana e democratica uscita dalla sconfitta del 1943 – l’Italia dei massoni e dei monsignori, dei mafiosi e dei faccendieri, dei generali e dei finanzieri dall’oscuro passato – questo tipo umano inferiore e degenere, che altrove vivacchia quasi ai margini della società perbene e che è tutt’al più tollerato nei sottoscala della vera cultura, da noi impazza e sembra dettare legge: proprio con la stessa sfrontatezza con la quale i «padrini» di Cosa Nostra, costretti a nascondersi per un ventennio, tornarono alla grande sulla scia dei «liberatori» americani e, con la scusa dell’antifascismo, divennero sindaci, assessori, consiglieri comunali, occupando tutte le posizioni di potere e tutte le nicchie di rendita pubblica.
Né l’antichità classica, né il Medioevo cristiano conobbero la figura dell’intellettuale, nel significato moderno del termine: conobbero il filosofo, l’artista, il matematico, lo scienziato, lo scrittore, lo storico; e, naturalmente, l’insegnante.
L’intellettuale italiano odierno è una degenerazione della degenerazione; ma l’intellettuale moderno costituisce, in se stesso, una presenza discutibile in qualsiasi società.
In pratica, la figura dell’intellettuale nasce con l’Illuminismo e con la diffusione della stampa periodica; conosce il suo apogeo con l’ambigua figura del «philosophe», un saccente e petulante personaggio che inonda la Francia di opuscoli e «pamphlets», convinto di aver trovato il rimedio universale per tutti i mali, per tutte le storture e per tutti gli accidenti: una specie di sofista in versione riveduta e aggiornata, che non si fa pagare dai propri uditori privati, ma dai proprietari delle gazzette e dei giornali, per convincere di tutto e del contrario di tutto il pubblico dei lettori, ma alimentando demagogicamente la loro illusione di capire e poter giudicare ogni cosa, di qualunque argomento si tratti.
L’idea gramsciana dell’intellettuale organico è, in fondo, velleitaria: l’intellettuale è, per definizione, uno spostato, che ha appreso qualche mezza verità e che la rivende, sotto forma di merce più o meno ben pagata, condita con le proprie elucubrazioni e insaporita con la propria mania di grandezza (infatti non ci sono rancori più tenaci di quelli fra intellettuali: che ricordano, anche in questo, la psicologia di due femmine, le quali si odiano di tutto cuore e cercano di graffiarsi a sangue ogni volta che s’incontrano, perché sono gelose l’una dell’altra).
La società non ha bisogno di intellettuali, botoli frustrati e ringhiosi che incitano alla scontentezza perenne per avere il pretesto d’imperversare a tempo indeterminato; ma, di uomini di cultura, di studiosi e di educatori. Il resto, è solo robaccia.
Nietzsche, in particolare, aveva colto l’analogia esistente fra l’artista «moderno» – non l’artista in quanto tale – e la donna isterica; e quel che egli dice dell’artista moderno, ovvero dell’artistoide, si può estendere a ogni tipo di intellettuale moderno, ovvero di intellettualoide.
Particolarmente gustosa è l’osservazione del filosofo tedesco circa la mancanza di pudore di questo tipo umano, non solo verso gli altri, ma anche e soprattutto verso se stesso: quel suo continuo, indecente osservarsi nell’atto medesimo del proprio vivere, che non ha niente a che fare con la sincerità e ricorda, semmai, il voyeur che spia dal buco della serratura.
E subito il pensiero corre al primo di tale trista genia: messer Francesco Petrarca, che, specialmente nel «Secretum» e nelle «Epistulae», ci ha lasciato la più eloquente testimonianza di questo vergognoso onanismo intellettuale, aprendo tutta una scuola, si fa per dire, di pensiero: che darà ampi frutti nel corso della modernità, fino alle «Confessioni» di Rousseau ed oltre.
Anche qui, il genio di Dostojevskij ha riconosciuto con occhio sicuro questo nuovo mostro antropologico, e lo ha mirabilmente descritto in tanti personaggi indimenticabili, primo fra tutti il vecchio Fiodor Pavolovic de «I fratelli Karamazov» (che però, almeno, non pretendeva di essere un intellettuale, pur se amava stuzzicarsi i denti, durante la digestione, con qualche filosofema da strapazzo; ma soprattutto amava esibirsi nel proprio spudorato esibizionismo); e Nietzsche, quasi negli stessi anni, non è stato osservatore di lui meno lucido ed acuto.
Scrive, dunque, Friedrich Nietzsche ne «La volontà di potenza» (III, 812-814; traduzione italiana di Angelo Treves, a cura di Maurizio Ferraris e Pietro Kobau, Milano, Bompiani Editore, 1992, 1994, pp. 442-443):
«[…] Oggi si potrebbe giudicare il “genio” una forma di nevrosi, e analogamente la capacità di suggestionarsi propria dell’artista – e in effetti i nostri ARTISTOIDI hanno fin troppe affinità con le donnette isteriche! Ma questo parla a sfavore dell’”oggi”, non degli “artisti”.
Gli stati d’animo anti-artistici sono: l’OBIETTIVITÀ, il rispecchiamento, la sospensione della volontà… Lo scandaloso malinteso di SCHOPENHAUER, che scambia l’arte per un ponte verso la negazione della vita…
Altri stati antiartistici: quelli di chi immiserisce, scompare, impallidisce, sotto il cui sguardo la vita soffre… Il cristiano…
L’artista MODERNO, vicinissimo all’isterica per la sua fisiologia, è segnato da questo morbo anche nel carattere. L’isterico è falso: mente per il gusto di mentire, è ammirevole in ogni arte della simulazione – a meno che la sua morbosa vanità non gli giochi un brutto scherzo. Questa vanità è come una febbre continua che ha bisogno di narcotici e non indietreggia dinanzi ad alcun autoinganno, a nessuna farsa che prometta un momentaneo lenimento. INCAPACITÀ di fierezza e costante bisogno di vendetta, per un disprezzo di sé profondamente radicato – questa è all’incirca la definizione di tale specie di vanità. L’assurda irritabilità del suo sistema, che va in crisi per ogni avvenimento, e introduce il “drammatico” nei minimi casi della vita, gli toglie ogni prevedibilità: non è più una persona, tutt’al più è un assembramento di persone diverse, di cui ora questa ora quella salta fuori con impudente sicurezza. Appunto perciò è grande come attore: tutti questi poveri esseri privi di volontà, che i medici studiano da vicino, sorprendono per il loro virtuosismo nella mimica, nella trasfigurazione, nell’introdursi in quasi ogni personaggio RICHIESTO.
Gli artisti NON sono uomini di GRANDI passioni, qualunque cosa vogliano dare a intendere a se stessi e a noi. E ciò per due motivi: mancano di pudore di fronte a se stessi (si osservano MENTRE VIVONO: si spiano, sono troppo curiosi); e mancano anche di pudore di fronte alla grande passione (la sfruttano, come artistoidi).
E, in secondo luogo, il loro vampiro, cioè il talento, gli invidia quello sperpero di energia che si chiama passione. Chi ha talento è anche vittima del proprio talento: vive soggetto al vampirismo del proprio talento.
Non ci si sbriga della passione con il fatto di rappresentarla: anzi, ce ne siamo già sbrigati QUANDO la rappresentiamo. (Goethe insegna che le cose stanno diversamente: qui HA VOLUTO fraintendere se stesso: per DELICATEZZA).»
Non si poteva dire di più, e meglio, con così poche parole.
Quello che dice Nietzsche degli artistoidi, vale anche per i nostri intellettualoidi odierni: mercenari della parola, leccapiedi del potere, grotteschi signorotti della stampa e della televisione; parassiti che occupano spazi di visibilità solamente per fare la ruota come pavoni, ma senza avere proprio nulla di intelligente da dire.
Dovremmo abituarci a fare a meno di questa razza di cortigiani velenosi e voltagabbana, sempre pronti a vendersi al migliore offerente.
Ci guadagnerebbero la cultura, la capacità critica e la dirittura morale delle persone comuni e specialmente dei giovani, che avrebbero sempre bisogno di buoni esempi.

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

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(http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=28097)

NO AL BAVAGLIO! / NON AU BÂILLON!

Posted in l'uso delle parole on October 2, 2009 by danielaterrile

Manifestazione per la libertà di stampa e d’informazione / Manifestation pour la liberté de presse et d’information, Venerdì appello_manifbxl2-10-2009 ore 12:00 / Vendredi 2 octobre 2009, 12 h

Rond-point Schuman – Rue de la Loi, Bruxelles

NO AL BAVAGLIO! / NON AU BÂILLON!
Volantini italiano/francese – Tracts italien/français:
http://www.rifondazione.be/immagini/appello_manifbxl2-10-2009.pdf – http://www.rifondazione.be/immagini/vol_man_com_bxl2009-10-02_it-fr.pdf

Valencia …. in un appartamento speciale

Posted in l'uso delle parole on September 30, 2009 by danielaterrile

DSC_8780APPARTAMENTO:
Calle Vitoria, 1 – puerta 9
Horario: 12:30 a 23:30 h.

STORE:
Calle Poeta Quintana, 5
Horario: 9 a 13:30 y de 16:30 a 20:30 h.

visitate l’appartamento